C’era una volta... Hollywood

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3 Maggio 2019
Il rapporto unico tra un nonno e suo nipote, le emozioni della poesia, il ricordo del tempo che fu. Parlando con il cantante livornese Enrico Nigiotti, sembra di conoscerlo Nonno Hollywood.
L'intervista di maggio

Al 69° Festival di Sanremo ha portato la canzone Nonno Hollywood, un brano autobiografico che parla del dolore per la perdita di una persona cara e delle differenze tra generazioni. Ma Enrico Nigiotti, classe 1987, livornese, è conosciuto soprattutto per essere l’autore di motivi per grandi interpreti, come Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Gianna Nannini. «E vorrei tanto comporre musica per Vasco», rivela, aggiungendo però che è Nonno Hollywood la canzone più importante della sua vita d’autore, scritta subito dopo la morte di un nonno che gli manca tantissimo.

Un testo profondo, forse troppo per un autore giovane.
«Racconta la mia generazione e la confronta con quella passata, attraverso la perdita di una persona molto cara».

Perché quel titolo?
«Hollywood era il soprannome di mio nonno da giovane. Glielo avevano dato gli amici perché quando andava a ballare si vestiva in modo così elegante da sembrare un divo del cinema».

Lei scrive: “Nonno mi hai lasciato dentro a un mondo a pile. Una generazione che non so sentire”. Significa che si sente fuori luogo fra i suoi coetanei?
«Non mi sento fuori luogo. Sono un ragazzo semplice, cresciuto con una famiglia speciale. Ma durante le giornate in campagna, nonno mi raccontava dei bei tempi andati e della sua Livorno, una città allora più tranquilla, meno tecnologica. Così, dopo la sua scomparsa, mi è venuto naturale scrivere di getto raccontando anche i rimpianti».

Qual è stata la lezione più preziosa che le ha dato suo nonno?
«È sempre stato un nonno presente, anche se aveva 12 nipoti ed era anche bisnonno. E quando non riuscivo a vivere di musica mi è stato vicino... Mi portava con lui in campagna; abbiamo costruito un rapporto unico e il suo insegnamento più grande è stato proprio quello di incitarmi a non arrendermi mai».

Ha scritto una canzone ispirandosi a una frase di Alda Merini. Ciò significa che legge anche poesie?
«Mi piace la poesia, mi piace leggere, ma soprattutto amo osservare le persone. Il brano La ragazza che raccoglieva il vento, l’ho scritto pensando alla poetica della Merini perché amo la sua scrittura e la sua personalità; mi emoziona moltissimo guardare le sue interviste e mi rivedo molto in lei».

Sta per partire il Cenerentola tour con i brani dell’edizione speciale di Cenerentola e altre storie... e la prima data, a Firenze, è già sold out. Insomma è a un buon punto della scalata. Se dovesse dare un consiglio a un giovane che inizia ora?
«Gli direi di non arrendersi e di credere sempre in se stesso. Come ho fatto io, grazie anche agli stimoli del nonno, anche quando tutto sembrava remarmi contro».

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