Tacco alto

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8 Luglio 2018
Un parco nazionale selvaggio intorno a borghi simili a sculture, uliveti secolari e vecchi frantoi cinquecenteschi dove si balla, non solo mare, grotte e splendide spiagge battute dal vento. Ecco perché indugiare un po’ nel nord prima di fare rotta verso il sud della Puglia che non finisce mai.
di Alessandra Bartali

È il tacco dell’Italia, la Puglia, questo si vede. Un tacco 12, e questo invece si sottovaluta guardando la cartina, ma si percepisce nettamente a stare seduti in treno o a guidare direzione sud. Quella punta del tacco non arriva mai, perché la Puglia è davvero lunga, “infinita”, come cantava Daniele Silvestri. Certo a guardare dal finestrino gli occhi non si annoiano, tanto che se il viaggio è autogestito l’arrivo in Salento – sempre più spesso reale meta di una gita nella regione – non sembra più così urgente.

Olio essenziale
In piena estate, mentre orde di corpi strinati affollano i vicoli di Lecce e sudano crema solare nelle acque cristalline di Punta Prosciutto, è consigliabile indugiare nel meno blasonato nord. Si scopre così che il Gargano, oltre ad attirare i pellegrini in visita alle reliquie di Padre Pio, ha un parco nazionale selvaggio e struggente intorno a borghi che sembrano sculture, come Peschici o Vico del Gargano, dove un’antichissima fabbrica di olio ricavata in gran parte nella roccia a colpi di piccone è diventata un bellissimo museo dedicato all’oro giallo. L’olio,d’altronde, è il simbolo incontrastato della regione e scorta i visitatori come un’ombra: nella forma delle classiche distese di uliveti (come il Parco Agrario degli Ulivi secolari, 40 chilometri di alberi carichi di storia da Carovigno a San Vito dei Normanni), naturalmente, ma anche in luoghi adibiti al divertimento come certe discoteche di Monopoli, dove si balla in vecchi frantoi cinquecenteschi.

Accento locale
Con i tronchi contorti degli ulivi che scorrono dal finestrino si scende, con calma, fino ad Alberobello, dove molti dei 1.500 trulli sono opere d’arte, si gira nelle vie concentriche di Locorotondo, ci si fa abbagliare dalla calce bianca di Ostuni. Ed eccolo il Salento, quando l’ultima lattina di birra bevuta nella Notte della Taranta di Melpignano è stata spazzata, dalla spiaggia di Torre Lapillo si torna ad intravedere un po’ di azzurro-mare e il classico coast to coast Ionio-Adriatico non diminuisce in poesia a causa del traffico. Il magico post Ferragosto, insomma. Quando in tutta la regione l’accento locale torna a impregnare l’aria e si può intavolare conversazioni con gli abitanti del posto. Per esempio, quel pugliese monosillabo me’, esattamente, che vuol dire?

 

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