700miliardi di tazze sorseggiate ogni anno nel mondo: dopo l’acqua, il tè è la bevanda più consumata. A dispetto dei luoghi comuni, pare che i maggiori consumatori di tè siano gli irlandesi, seguiti da inglesi, giapponesi e australiani. In Italia il tè è sempre stato un eterno secondo dietro all’imbattibile caffè, ma negli ultimi anni il suo consumo è molto aumentato, anche in considerazione delle sempre maggiori virtù salutistiche che gli vengono attribuite.
Il verde e il nero
Innumerevoli i tipi e le miscele disponibili in commercio, ma occorre chiarire che il tè è solo quello che si ottiene dalle foglie della omonima pianta che, per i più curiosi, si chiama Camellia sinensis. I cosiddetti “tè alle erbe” o “alla frutta”, nonostante il nome, di fatto non lo sono perché derivano da altre piante. Nero e verde le varietà di tè più diffuse, dalle quali si ottengono le numerosissime altre miscele. La differenza sostanziale tra le due è che il tè nero viene sottoposto a fermentazione, che ne determina il caratteristico colore e sapore, mentre quello verde non è fermentato, perciò ha un colore chiaro e un aroma meno forte. Esiste poi il tè oolong, una via di mezzo tra i due, perché il processo di fermentazione è solo parziale. La gran parte degli effetti salutistici del tè sono da attribuire al suo significativo contenuto di polifenoli, sostanze ad azione antiossidante e protettiva. Il tè nero e il tè verde contengono diversi tipi di polifenoli, ma il loro contenuto totale è simile. In generale, sembra proprio che il tè – sia esso verde o nero – abbia un effetto protettivo sul colesterolo cattivo (Ldl), la pressione sanguigna ed il rischio di infarto. Ancora aperto, invece, il dibattito relativo all’effetto del consumo di tè sul peso corporeo. C’è comunque da dire che il tè verde è stato oggetto di molti più studi rispetto a quello nero, dimostrandone un discreto effetto protettivo anche nei confronti del diabete di tipo 2.
Sotto stimolo
Nell’immaginario collettivo la teina e la caffeina sono due sostanze diverse. Invece sono praticamente la stessa molecola, presente in tutte quelle bevande che, stimolando il sistema nervoso, vengono definite nervine (caffè, tè, ciocco-lato e bevande a base di cola). L’equivoco nasce dal fatto che la caffeina è stata isolata nell’omonima bevanda per prima, agli inizi dell’Ottocento, e che solo successivamente, una decina d’anni dopo, fu isolata nel tè e inizialmente considerata diversa, motivo per cui venne battezzata in modo differente, teina appunto. Nel tè sono inoltre contenute la teanina, che sembra favorire il rilassamento e il benessere mentale, la teobromina e la teofillina, anch’esse ad azione stimolante sul sistema nervoso centrale.
Dal punto di vista strettamente nutrizionale, il tè non apporta calorie, se non quelle aggiunte sotto forma di zucchero, miele o latte. Inoltre pare che l’aggiunta di latte o zucchero neutralizzi l’effetto degli antiossidanti, meglio perciò il tè al naturale.
In virtù del suo contenuto di caffeina, molti preferiscono le varianti deteinate. Recentemente, tuttavia, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha indicato le quantità di caffeina che possono essere consumate in tutta sicurezza. Pur considerando che la sua quantità nel tè può essere diversa a seconda dei tempi d’infusione, fino a 8 tazze di tè al giorno negli adulti e negli anziani, a 1/2 nei bambini e 4 nelle donne in gravidanza siamo di fronte a quantità assolutamente sicure.
Fai da tè. Breve vademecum per un tè a regola d’arte.
Veniamo alla pratica: le più comode bustine di carta hanno sostituito il tradizionale metodo di preparazione del tè. Ma i suoi cultori preferiscono ancora l’utilizzo d’acqua calda non bollente per l’infusione delle foglie sfuse e la successiva filtrazione: molto utili per questo possono risultare l’infusore o il colino.
Il tempo di infusione varia a seconda del tipo di tè e dei gusti personali: 2-3 minuti sono tuttavia giusti per ottenere una bevanda aromatica, rigenerante e gradevole. Prolungare troppo i tempi d’infusione, se da una parte riduce lievemente la quantità di caffeina, perché sequestrata da sostanze antiossidanti chiamate tannini, dall’altra conferisce al tè un sapore lievemente più amaro, dovuto proprio all’abbondante presenza di queste sostanze.