Un viaggio alla scoperta

di Rita Nannelli
28 Novembre 2018
Articolo interessante 
Dal racconto di Massimo Favilli, direttore soci e comunicazione di Unicoop Tirreno, il ritratto di una comunità che non si è arresa, di donne piegate a spaccare pietre per dare un futuro ai figli, l’importanza del sostegno a distanza, l’impegno della Cooperativa. Viaggio a Kampala, in Uganda, simbolo di un’Africa che non ti aspetti.
  • Avsi. Il viaggio in Uganda. La città
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  • Avsi. Il viaggio in Uganda.
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«Suono di tamburi, canti, balli, la rappresentazione teatrale delle loro esperienze di vita, la loro rinascita attraverso la volontà di dare un futuro a figli. Si liberano danzando dei vestiti, atto simbolico di questa rinascita», così Massimo Favilli, direttore soci e comunicazione di Unicoop Tirreno, racconta l’accoglienza delle donne della Meeting Point International – un’organizzazione non governativa partner locale della Fondazione Avsi – quando, a settembre, è arrivato a Kampala, capitale dell’Uganda, con una delegazione dell’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale.
Un viaggio che lo ha catapultato in una realtà che «se te la raccontassero non ci crederesti; qui tutto supera di gran lunga l’immaginazione. Forse solo vedendole da vicino quelle persone puoi davvero renderti conto del valore di un sorriso.
Quanto vale un sorriso? – si chiede –. È la domanda di una campagna di Avsi, che a Kampala ha una sede importante così come in altre parti del mondo, per promuovere i sostegni a distanza. Sono sicuro che il sorriso di Priscilla, una bambina di 10 anni che ho incontrato lì, non sarebbe stato lo stesso se non avesse potuto frequentare la scuola sorta a due passi da Kireka, la baraccopoli più popolosa della città africana. 
E quello di altre centinaia di bambini che ogni giorno sui banchi di scuola possono imparare a leggere e scrivere, ritagliandosi così una fetta di futuro». Sì, perché qui costruire il futuro non è tanto per dire, ma serve la forza di volontà e il coraggio di fare qualcosa per cambiare la propria vita.

Lo hanno fatto le donne di etnia acholi, che hanno vissuto gli orrori delle guerra civile, spaccandosi la schiena a frantumare pietre per guadagnare quel poco che può bastare solo a sopravvivere. 

Storie che possono succedere solo in queste parti del mondo, che «rimettono in linea e riordinano le priorità della vita – sottolinea Massimo –. Sono state rifiutate dai loro villaggi perché malate di Hiv o perché macchiate di crimini commessi durante la guerra o ancora perché vedove, sole. Si sono rifugiate in una collina a ridosso di Kampala, lo slum di Kireka appunto, vicino a una cava di pietra. Finché negli anni Novanta hanno incontrato Rose Busingye, un’infermiera ugandese che ha studiato e lavorato in Italia dove ha conosciuto Avsi. Rose ha insegnato a queste donne le basi per la corretta nutrizione dei bambini, ad aiutarsi accogliendo in casa gli orfani, ad accettare di curarsi con i farmaci.  
 

Grazie a Rose hanno iniziato a fare collane di carta riciclata colorata e con i proventi della vendita, organizzata da Avsi nel mondo, hanno avviato i primi progetti per il futuro. E se il futuro sono i figli, il loro futuro è dato dalla possibilità di un’istruzione.

Da qui è nata l’idea e la necessità di costruire la prima scuola a cui sono seguite le altre. Le ho visitate. Sorgono nuove e bellissime in mezzo alla miseria. Sono vive, colorate, pulite», un giorno importante nel diario di viaggio di Massimo, in cui si avvertono meraviglia e ammirazione.

Quanto a Unicoop Tirreno il sostegno a distanza è destinato proprio a garantire il percorso scolastico di 40 bambini in Uganda – dei 171 che sostiene insieme a Avsi – nelle due strutture (asilo e scuola primaria una, scuola secondaria l’altra), intitolate a Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione.

E poi c’è il centro di formazione professionale COWA e l’istituto di formazione per gli insegnanti: «Quando ho visitato la prima scuola, mi sono chiesto che cosa sanno i bambini di noi. Il direttore della Luigi Giussani primary school mi ha spiegato che ogni bambino riceve informazioni sul suo sostenitore e molti di loro erano curiosi di conoscere il “sig. Unicoop Tirreno”, così chiamavano il benefattore di molti bambini. Allora ho spiegato che Unicoop Tirreno non è una sola persona, ma tantissime insieme che hanno deciso di dare un contributo ad Avsi». Prova a contenerla, ma l’emozione traspare ancora a distanza di giorni: «Una signora che lavora nella mensa della scuola ha voluto abbracciarmi prima che partissi. Lei vive nello slum di Kireka e ha due figli che frequentano la scuola.

 

Le sue lacrime di commozione sono quelle che vorrei portare alle migliaia di soci Coop che hanno donato parte dei loro punti ai nostri progetti di solidarietà.
È la conferma che un piccolo gesto può fare molto. Nessuna retorica. Ho visto con i miei occhi che è davvero così: i volti di quei bambini così curiosi di imparare cose nuove, il lavoro instancabile degli insegnanti, la forza di volontà di quelle donne, di cui ho ascoltato le storie, toccanti, incredibili, la bellezza di scuole nate in mezzo alla miseria e allo squallore. Il sostegno a distanza non cambia solo la vita di una persona, che sarebbe già molto, ma di un’intera comunità».
 


Altre immagini del viaggio

La città di Kampala


Il centro di formazione professionale COWA, l’istituto di formazione per gli insegnanti e la scuola per sordomuti

Lo slum di Kireka (Kampala) e la cava di pietra

Meeting Point International(Kampala)

Centro accoglienza per orfani, Primary e Secondary School

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