Segni di distinzione

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1 Aprile 2019
Parole chiave: imprese di persone, comunità, valori, futuro. In attesa del 40° Congresso Nazionale di Legacoop, il 16-17-18 aprile, delle sfide superate e delle cose ancora da fare sulla strada delle Rivoluzioni Cooperative parliamo con Mauro Lusetti, presidente di Legacoop-ACI
di Rita Nannelli

«Mettersi in gioco con la nostra identità, sporcarsi le mani nelle fratture della società prodotte da sfiducia, chiusura, disgregazione, fratture che delineano il perimetro delle sfide che Coop, una comunità che facendo impresa genera comunità, è chiamata a interpretare», così Mauro Lusetti, presidente di Legacoop-ACI spiega il senso del titolo Rivoluzioni Cooperative Imprese di persone che generano comunità e futuro e lo spirito del 40° Congresso Nazionale di Legacoop, in programma il 16-17-18 aprile a Cinecittà-Teatro 10, a Roma, rilanciando tutta l’attualità di un modello cooperativo vivo da 130 anni «i cui valori non sono roba vecchia e superata, ma l’elemento distintivo e caratterizzante per competere meglio sul mercato. Ed è da qui che dobbiamo partire», va dritto al cuore della questione Lusetti.

Che cosa significa in pratica “distinguersi” in un’epoca di grandi mutamenti, di crisi finanziaria e di ripresa incerta che si innestano su trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche strutturali e ben più profonde?
«Significa distinguerci nel fare le scelte e nell’organizzare il lavoro così da competere meglio sul mercato; nel rivisitare la gestione e il governo della Cooperativa, nell’assumere la sostenibilità nelle forme di produzione e nella cura del territorio e della comunità, come parametro di riferimento costante e misurabile; distinguerci nel rapportarsi alle persone (pensiamo, per fare un esempio concreto, al recente rinnovo del Contratto di Lavoro nella Distribuzione Cooperativa al termine di una trattativa durata 5 anni che ha interessato gli oltre 65mila dipendenti delle Cooperative di Consumatori). E ci si “distingue” a partire da una valutazione critica degli errori commessi, riflettendo su esperienze cooperative che hanno prodotto insuccessi imprenditoriali e guasti sociali, minando la fiducia nella Cooperazione. Ripensando così il ruolo stesso della Cooperazione oggi».
 

Insomma, un’etica imprenditoriale che affonda le sue radici nella storia e nel DNA di Coop, ma che vuole rispondere alle esigenze portate in primo piano dalla società moderna.
«Appunto. Perché solo così si passa il testimone alle generazione future e si risponde ai bisogni e alle esigenze dei soci. Il modello cooperativo, con i suoi 12 milioni di soci, che rappresenta oggi l’8% del Pil, è una vera alternativa che guarda lontano. Che cos’è un’azienda sostenibile se non un’azienda che guarda al futuro?».

Uno dei principi guida di Coop è, infatti, l’intergenerazionalità, cioè che il suo patrimonio etico, economico, di competenze resti a disposizione della comunità oggi e domani.
«E in questo rientra anche la cura del pianeta, la sua salvaguardia per lasciarlo alle future generazioni. Difendere l’ambiente, promuovendo, tra l’altro, grandi campagne come quella attuale contro la plastica, aderendo come unica catena italiana della Grande Distribuzione a quella lanciata dall’Unione Europea per ridurla e puntare sulla riciclata, non è un elemento accessorio, ma cambia proprio il modo di fare impresa, pensando ai nostri figli».

E a proposito di cose fatte, può fare un bilancio di poco più di 4 anni che separano l’appuntamento di questo mese dall’ultimo Congresso?
«Partirei dalla legalità, tema che abbiamo affrontato con grande decisionne e con successo per difendere la vera Cooperazione da quella illegale. Possiamo dire che siamo l’unica associazione che ha chiesto di aumentare i controlli su sé stessa perché chi sceglie questa forma giuridica non eluda le regole della leale concorrenza e non agisca nell’illegalità. Abbiamo raccolto oltre 100mila firme per un progetto di legge di iniziativa popolare contro le false cooperative, quelle messe in piedi per delinquere, che praticano il lavoro nero, l’evasione fiscale ecc. Una nuova sfida che stiamo affrontando – e così guardiamo anche alle attività in corso e a quelle future – è il contrasto a tutte le forme di massimo ribasso mascherato e di turbativa concorrenziale, con la campagna Massimo ribasso minimi diritti. Stiamo anche concludendo l’iter di confronto col Ministero dell’interno per la sottoscrizione del nuovo Protocollo di legalità. Inoltre abbiamo affrontato e attenuato gli effetti della crisi sul fronte del Prestito Sociale e dell’occupazione in diversi modi».

Quali?
«Aprendosi ad altre categorie rispetto a quelle tradizionali, dando impulso alla promozione cooperativa con il progetto sperimentale Coopstartup, diretto appunto a promuovere nuova cooperazione soprattutto tra i giovani e in nuovi mercati. Ne sono stati coinvolti 10mila a livello nazionale, 3mila dei quali hanno dato vita a decine di nuove cooperative. Abbiamo promosso cooperative di piccole comunità in aree del paese dove non arriva lo sviluppo e nel Mezzogiorno; abbiamo recuperato imprese fallite facendo sì che le persone senza più un lavoro diventassero dipendenti delle loro cooperative ».

Quanto all’organizzazione di Legacoop?
Siamo passati da 12 tra settori e direzioni a 6 dipartimenti settoriali. Dunque in questi ultimi anni è stato messo in atto un processo di razionalizzazione e sono state sviluppate maggiormente logiche di collaborazione; rinnovato l’organico e rilanciati i servizi, modificato anche il modo di rappresentare gli interessi e le relazioni politiche. Tutto ciò ha trovato nel progetto Alleanza delle Cooperative il luogo privilegiato d’espressione, direi un progetto stategico. E anche qui ragionare sulla strada intrapresa ci porta a guardare avanti: l’idea è quella di un’unica sigla – di Legacoop, Confcooperative e Agci – un’organizzazione unitaria, anche a livello organizzativo, che faccia attenzione ai cambiamenti della società, sappia interpretarli. Come? Rilanciando, ad esempio, nuove cooperative anche nei servizi, in ambiti diversi dai consueti. Lo stiamo già facendo. Ecco un dato per tutti: negli ultimi anni il 40% delle nuove imprese appartiene appunto a settori inconsueti per il mondo cooperativo. Ed è all’interno di quest’orizzonte unitario che si può rispondere meglio alle sfide, per co-programmare gli interventi e farsi promotori di nuove forme di autorganizzazione sociale, dalle imprese alle comunità. Su questo dobbiamo lavorare ancora molto».

Continuiamo a coniugare i verbi al futuro…
«Un’altra nostra priorità sarà l’innovazione, perché l’era digitale è piena di elementi positivi ma anche fattori di disorientamento. Piccole e medie imprese sono rimaste indietro nella società 4.0; per questo è necessario supportarle perché la tecnologia influenza l’economia, ma anche la società, le relazioni, la vita di tutti i giorni delle persone. Per supportarle nella transizione digitale Legacoop sta sviluppando la Rete dei Punti di Innovazione Cooperativa (PICo), ossia il sistema di Digital Innovation Hub Cooperativi che fa parte del Network Nazionale Impresa 4.0, sviluppato dal Ministero per lo Sviluppo economico: corsi di formazione, costituzione di centri di sviluppo, un laboratorio nazionale ecc. Il progetto PICo è, in sostanza, lo strumento per realizzare un’innovazione utile alle imprese, ai soci, ai lavoratori, per operare al meglio nel contesto della rivoluzione digitale».

Se le chiedessi di riassumere in una frase l’augurio o l’ambizione che ha per i prossimi anni per il mondo della Cooperazione?
«Preferisco l’approfondimento e la ricchezza delle argomentazioni ai facili slogan, ma visto che mi chiede solo una frase, direi che è questa: cambiare l’Italia cooperando. Un’ambizione, un augurio, soprattutto un impegno».