Quadro della situazione

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1 Ottobre 2019
Dal Rapporto Coop 2019 Economia, consumi e stili di vita degli italiani di oggi il quadro in chiaroscuro di un paese con i segni tangibili di un’economia che ristagna, con i consumi delle famiglie in calo, con la disoccupazione (44%) e la situazione economica (32%) al primo e secondo posto tra le preoccupazioni. Le scelte di Coop per proporre una spesa sostenibile a tutto tondo e aiutare la svolta “verde” del paese. Perché, tra incertezze e aspettative del nuovo, gli italiani sono anche ecologicamente sensibili e attenti alla qualità di ciò che mettono nel piatto.
di Dario Guidi

«Siamo davanti a un quadro di grande cambiamento, che riguarda non solo politica ed economia, ma anche i comportamenti sociali delle persone e delle famiglie in Italia». A parlare è Marco Pedroni, presidente di Coop Italia, che parte da qui per commentare i dati del Rapporto Coop 2019, una mole di cifre e analisi (la versione integrale è disponibile e scaricabile all’indirizzo www.italiani.coop) che fotografano la società italiana di oggi.
«Dopo i lunghi anni della crisi – continua Pedroni – il ritratto è in chiaroscuro, fatto di luci e ombre. Le ombre sono le paure, le divisioni, in alcuni casi l’intolleranza, ma ci sono anche aspetti positivi come una sensibilità che cresce verso l’ambiente, soprattutto tra i giovani, un’attenzione a ciò che si consuma, una voglia di costruire un’identità non contro altri, ma insieme agli altri. Come Coop ci sentiamo in piena sintonia con questi elementi e siamo al lavoro per dare una svolta alle nostre politiche – sottolinea Pedroni –. Vogliamo imprimere una forte innovazione, per essere capaci di proporre una spesa sostenibile a 360 gradi: ciò significa non solo pensare all’ambiente, ma anche ai diritti, al modello di sviluppo agricolo, alla qualità e alla salubrità dei prodotti».

 

La risposta di Coop
I tanti progetti di Coop messi in campo in questi ultimi mesi – da quello per una drastica riduzione dell’uso della plastica a quello per ridurre o eliminare l’uso degli antibiotici negli allevamenti degli animali, fino al superamento, quando possibile, dell’uso dei pesticidi – raccontano una strada precisa imboccata da tempo su cui procedere con ancora maggiore convinzione. Per questo è più che mai confermata la centralità del prodotto a marchio Coop che continua a crescere nelle vendite (intorno ai 3 miliardi di euro) e che è la sintesi dei contenuti che Coop vuole sviluppare e portare avanti. Un’ulteriore tappa è la nuova campagna di comunicazione che mette al centro, con un linguaggio innovativo, i valori espressi dai progetti di sostenibilità e convenienza di Coop.
Ad oggi è la prima catena italiana, con un 14% di quote di mercato e un fatturato complessivo intorno ai 13 miliardi e 400 milioni di euro, anche se l’annunciata acquisizione da parte di Conad della catena Auchan (ancora al vaglio dell’antitrust e comunque con un percorso che durerà diversi mesi) potrebbe portare a mutamenti nella graduatoria. «La competizione tra le catene della Grande Distribuzione non ci spaventa. Ma siamo convinti che oggi non sia solo nei numeri di fatturato o di metri quadrati dei negozi, ma sempre più nella capacità di garantire un’offerta di qualità, nel sostenere le persone a fare la scelta giusta con uno sguardo rivolto al futuro. Per essere leader bisogna avere continua capacità di innovare e su questo ci sentiamo di avere le carte più che mai in regola», spiega ancora Pedroni. Tra le altre cose, il Rapporto Coop 2019 consegna alla cronaca anche dati non entusiasmanti sull’andamento dell’economia, facendo emergere come, per la prima volta dal 2013, nel 2018 i consumi delle famiglie siano calati in termini reali dello 0,9%. Del resto ben il 76% di chi appartiene alle classi più povere e il 52% di chi appartiene alla classe media dichiara di avere difficoltà a pagare i conti a fine mese. Così siamo il paese che in Europa mette al primo posto tra le preoccupazioni la disoccupazione (44%) e la situazione economica (32%).

Nel 2018 la spesa per i consumi diminuisce per la prima volta dal 2013. E dall’inizio della crisi la ricchezza delle famiglie italiane è diminuita di circa il 9%. Un calo continuo...


Margini di manovra
Ora c’è la novità del nuovo Governo che dovrà predisporre una manovra economica difficile, in un quadro piuttosto incerto. A questo proposito, il presidente di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) Luca Bernareggi evidenzia che Coop è «un mondo cooperativo fatto di esperienze imprenditoriali diverse, ma anche un’associazione di consumatori che ha a cuore la tenuta del paese. Per questo guardiamo con attenzione ai propositi espressi dal nuovo Governo e alle sue azioni conseguenti. Rinnoviamo l’appello a evitare il ricorso alle clausole di salvaguardia; l’Iva è una tassa ingiusta, un suo aumento, con l’attuale calo dei consumi alimentari a fronte di una dinamica di prezzi statica, provocherebbe ulteriori contraccolpi negativi. Riteniamo urgente inoltre attuare una nuova politica per il lavoro che affianchi al reddito di cittadinanza la riduzione del cuneo fiscale». C’è un dato nel Rapporto in cui si cita la misura del reddito di cittadinanza come una delle molle che spinge le vendite della Grande Distribuzione soprattutto al Sud. «È un dato che leggiamo con particolare favore – afferma Bernareggi –. A luglio tutte le Cooperative hanno iniziato ad applicare uno sconto ulteriore del 5% per chi si presenta alle casse con la card del reddito; lo abbiamo fatto volontariamente. Abbiamo investito. E siamo l’unica insegna della Grande Distribuzione a farlo: lo riteniamo un modo coerente e concreto di agire come Cooperative. Seguendo questa linea ci attendiamo il varo di una nuova stagione politica che affronti nel vivo i problemi, non perdendo di vista la parte più debole della popolazione». E Bernareggi ha anche auspicato che «pensando ai 4 milioni e mezzo di persone, soprattutto giovani, oggi esclusi dalle tutele contrattuali, si possa arrivare a varare un provvedimento che garantisca il salario minimo, un provvedimento per cui deve avere paura solo chi oggi non rispetta le regole». 


Italiani e acquisti alimentari. Ecco i valori da cui ci sentiamo rappresentati facendo la spesa.

 

Piatto forte Il carrello made in Italy.
Come si riempie il carrello della spesa nel Belpaese?

Il Rapporto Coop 2019 segnala un aumento della spesa alimentare dell’1,9%, trainata dai prodotti freschi +2,3% che rappresentano il 57% del totale. Cresce la verdura +8%, cresce la frutta fresca +2,2%, ma crescono anche la carne +3,5% e i salumi +2,9%. Gli italiani hanno sempre meno voglia di cucinare per cui all’aumento dei pasti fuori dalle mura domestiche – che valgono il 36% dell’insieme – fa seguito il ricorso al cibo consegnato a casa (usa questo servizio il 26%) o comprato già pronto per l’uso, con un giro d’affari che vale 1,6 miliardi l’anno e una crescita del 9,3%.

 

In cima alla classifica cibo di qualità e casa di proprietà: il benessere secondo gli italiani. 

  • 71 cibo di qualità
  • 52 casa di proprietà
  • 50 fare sport
  • 43 vacanze/viaggiare
  • 11 auto nuova di proprietà
  • 11 trattamenti benessere
  • 8 mangiare fuori casa

La versione integrale del Rapporto Coop 2019 è disponibile e scaricabile all’indirizzo www.italiani.coop

 

 

Usi e costumi.
Temi d’attualità: lavoro, immigrazione, ambiente. Numeri e spunti di riflessione dal Rapporto Coop 2019.

Siamo ancora il popolo più pessimista d’Europa. In cima alle nostre preoccupazioni stanno i temi della disoccupazione, della situazione economica e il timore dell’immigrazione. Ma tra tante nubi qualche squarcio di luce c’è, nel senso che l’apprensione per lo stato dell’ambiente, comincia a produrre, anche qualche positiva spinta a cambiare comportamenti e ad aumentare l’attenzione verso scelte di vita sostenibili. Sono questi gli italiani 2019 come li fotografa il Rapporto Coop presentato a Milano a metà settembre. Cominciando dal capitolo lavoro e occupazione, il Rapporto riserva diverse sorprese: «Gli italiani lavorano mediamente 360 ore in più all’anno rispetto ai tedeschi ma guadagnano il 30% meno – spiega Albino Russo, direttore di Ancc-Coop –. Dunque il salario minimo di cui si parla, per certi aspetti c’è già, considerando che lo stipendio medio nel nostro paese è di 900 euro. Rispetto al 2007, cioè a prima della lunga crisi, i salari sono ancora inferiori del 9%, così come del 9% è calata la ricchezza delle famiglie». Ovvio che in questo quadro aumentino distanze (tra Nord e Sud) e disuguaglianze perché, se anche il tasso di occupazione è risalito, i lavori disponibili sono in larga parte lavori poveri (badanti, camerieri, fattorini ecc.). In più si conferma il declino della classe media: secondo l’autodefinizione degli intervistati, in 10 anni 6 milioni di persone non si sentono più parte di questo gruppo. Ma anche tra chi si sente ancora classe media (cioè il 52% degli italiani) oltre la metà dichiara di fare fatica a pagare i conti a fine mese. Se l’economia dice questo, la paura più grande è diventata l’immigrazione, tema caldo, cavalcato in modo sistematico da alcune forze politiche. Ma è chiaro che chi si sente impoverito, inevitabilmente teme concorrenti e nuovi arrivi. «Di certo l’Italia ha sin qui perso la sfida dell’integrazione. Il 52% degli italiani pensa che il numero di immigrati vada ridotto – continua Russo –. Nella discussione occorre, però, inserire alcuni numeri che guardino all’evoluzione futura sul piano demografico. Mentre siamo una popolazione sempre più vecchia, con tassi di natalità tra i più bassi al mondo, sappiamo che questo secolo sarà quello dell’Africa, dove la popolazione crescerà di 3 miliardi di persone. Nel frattempo in Europa ci sono 3,7 adulti over 65 per ogni bambino sotto i 5 anni». In attesa che questi dati di realtà diventino patrimonio comune (e anche se i reati sono in calo), 1 italiano su 5 vorrebbe avere un arma in casa e un 40% vorrebbe fare un corso di difesa personale. Apriamo ora il capitolo legato all’ambiente. Per la conformazione e collocazione geografica siamo uno dei paesi più a rischio – per l’aumento delle temperature – e più vulnerabile di fronte ai fenomeni atmosferici. La consapevolezza di questo è ormai diffusa e perciò aumentano le scelte “verdi”, si tratti dell’auto (quelle ibride o elettriche sono ormai il 9% del totale) o anche dell’acquisto di scarpe e abbigliamento (chi può). A fare la parte del leone sono i più giovani, più attenti a combattere gli sprechi, che fanno la raccolta differenziata, più aperti anche all’inclusione sociale. «I consumatori in generale – conclude Russo – ci dicono di essere pronti e disponibili ad affrontare la sfida green e chiedono un’offerta di prodotti e di servizi che sia adeguata. Sta alle imprese dare risposte adeguate. Coop sarà in prima linea».