Bene così

30 Novembre 2018
Articolo interessante 
Oltre 5 milioni e mezzo di volontari, donne e uomini, pensionati e ragazzi, lombardi e laziali… gente comune che dedica tempo e competenze agli altri. 7,2 miliardi i soldi donati da singole persone e 1,9 miliardi da imprese e fondazioni; in fatto di donazioni personali il nostro paese è al secondo posto in Europa, dopo la Gran Bretagna. Italiani ancora generosi e altruisti, a dispetto dell’aria che tira?
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A seconda di come si guarda, l’Italia è un paese generoso e solidale, tutt’altro che egoista e men che meno razzista. Ma l’aria che si respira da un po’ di tempo è di fredda ostilità nei confronti degli ultimi e di chi li aiuta. Eppure siamo al secondo posto in Europa per donazioni individuali, un settore che in Europa muove circa 60 miliardi l’anno. Cifra ragguardevole che ci mostra un continente animato da un diffuso spirito filantropico e un’Italia viva e vegeta quanto a altruismo e solidarietà. E anche l’esercito del volontariato è tutt’altro che in crisi (Offrirsi volontario, vedi a lato)  e sono ancora numerose le persone che non si rassegnano all’idea che siano sentimenti come l’odio e l’indifferenza a ispirare le nostre azioni e quelle di chi ci governa. Mentre sull’intero continente soffia il vento dell’intolleranza.    

 

 

Di necessità virtù 
Secondo Domenico De Masi, professore emerito di sociologia del lavoro presso l’Università “La Sapienza” di Roma, «senza solidarietà non c’è neppure vera democrazia». Qualcosa di più che essere buoni... «Tutto il progresso umano non viene dalla competitività – afferma De Masi – ma dalla solidarietà. Nelle società umane, come nel mondo animale, infatti, sono sempre sopravvissuti e hanno progredito i gruppi solidali tra loro. Quindi la solidarietà è una necessità biologica prima ancora che una virtù, altrimenti il genere umano è destinato alla rovina». Al Philanthropy Day, del 25 ottobre scorso a Milano, sono stati presentati i risultati di una ricerca che colloca l’Italia al secondo posto in Europa, dopo la Gran Bretagna, in fatto di donazioni personali. In tutta Europa gli interventi filantropici di pubblica utilità raccolgono fondi provenienti da oltre 140mila tra donatori e fondazioni. In questo contesto l’Italia si colloca tra i paesi più generosi con 7,2 miliardi donati da singoli individui e 1,9 miliardi da imprese e fondazioni. Ma, se da un lato questa generosità degli italiani testimonia un’apprezzabile propensione alla filantropia, dall’altro rivela una certa debolezza del nostro sistema di welfare che, come ben sappiamo, non è in grado di fronteggiare il disagio sociale diffuso nel nostro paese. E di esso, per fortuna, si occupano le tante organizzazioni, onlus e non profit che operano in Italia e nel mondo. A proposito di luci, anche l’esercito del volontariato offre un panorama confortante. Sono sempre più numerose le persone che donano parte del loro tempo di vita alla vita di qualcun altro o alla comunità.

 

Spazio di accoglienza
Sul sito volontariamo.it ci sono decine di testimonianze che mostrano quanto sia forte, soprattutto nei giovani, l’impulso ad impegnarsi nel sociale, andando anche contro corrente rispetto a un certo sentire diffuso che sembra aver cancellato dal vocabolario la parola solidarietà.  Dal giardino del quartiere a San Felice sul Panaro, a Modena, Iana, Silvia e Federica, grazie alla loro esperienza al locale giardino botanico, hanno creato un luogo incantevole dove il verde incontra la cittadinanza, con la proposta di tante attività, tra cui il teatro partecipato di Irma «perché anche il teatro può essere uno strumento di diffusione e di condivisione delle tematiche sociali, in particolare quelle legate al vivere in comune, all’integrazione e al rafforzamento dei legami tra le persone».

E poi ci sono le altrettanto belle ma assai più dure e impegnative storie di integrazione e accoglienza.  «In Italia – racconta Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia – siamo impegnati nel sostegno alle persone vulnerabili con servizi di prima risposta a coloro che vivono situazioni di disagio, nel campo dell’assistenza ai minori, nei doposcuola, nei centri estivi per i ragazzi». Sono organizzazioni come queste che si fanno carico di intercettare bisogni a cui le istituzioni locali non danno ancora risposte del tutto soddisfacenti. «Siamo anche impegnati in attività di accoglienza e tra i fautori di un modello di integrazione nei piccoli centri, soprattutto in Toscana, dove riusciamo a inserire le persone che chiedono asilo», dichiara Barbieri. Certo, occorre molto lavoro e si deve riuscire a coinvolgere una rete di relazioni che va dagli enti locali alle associazioni. Solo così l’accoglienza diventa qualcosa di concreto, che arricchisce la comunità.

 

Ritratto in chiaroscuro
Altrimenti, con la paura e l’odio non si va da nessuna parte. Ne è convinto don Andrea Cristiani, fondatore del Movimento Shalom, protagonista di tante iniziative anche in collaborazione con Unicoop Tirreno di cui abbiamo sempre dato conto su questo giornale  ( vedi Buona Coop a tutti >>>). «Una società che ripudia il valore della solidarietà, che perde il principio della dignità dell’uomo, dei suoi diritti e dei suoi doveri, è una società che degenera e può scivolare nella dittatura – avverte con tono preoccupato don Andrea –. Purtroppo i pulpiti che predicano violenza e intolleranza hanno inciso sulla mentalità della gente, suscitando l’insensata paura di perdere qualcosa e risvegliando l’istinto primordiale di quando eravamo animali senza ragione.

Ma quando guardo i giovani di Shalom che si mettono a disposizione degli altri senza far caso al colore della pelle – prosegue don Andrea –, che vogliono contrastare odio e razzismo, vedo in loro un faro di speranza. E allora mi conforta l’intima certezza che, come ci siamo risvegliati dai grandi abissi della storia, usciremo anche da questo momento buio e ci riapproprieremo dei valori fondanti dell’uomo». Sono i chiaroscuri della vita sociale contemporanea, in cui a prima vista sembra che ognuno sia chiuso nel proprio microcosmo individuale e nel suo frigido tempo appiattito su quello che qualcuno ha definito un eterno presente senza memoria e con un futuro percepito più come mi-naccia che come speranza. «Uscirne non è semplice – sospira De Masi – perché ora impera l’ideologia neoliberista basata proprio sull’egoismo, che porta alle disuguaglianze. Anche il sovranismo tanto in voga in gran parte del vecchio continente è una forma di egoismo, ma la chiusura nel recinto nazionale ha portato solo guerre in Europa. Per fortuna ci sono ancora delle grosse presenze solidariste; sono solo le idee politiche che non si basano sul solidarismo».

 


Strada facendo.  Le parole dei protagonisti. 

Volontari che danno la parola a chi non ha voce, che portano soccorso laddove guerre, carestie, malattie mettono a rischio i diritti fondamentali di migliaia di persone, dove tutto diventa  un’emergenza senza fine, che attraverso la cultura e l’istruzione dei bambini aiutano un paese a risollevarsi dalla miseria, “eroi” fuori dai riflettori che accolgono e danno assistenza a chi ha bisogno nel nostro paese. Ecco alcune testimonianze di chi si dedica agli altri, che Coop ha incontrato lungo la sua strada della solidarietà

Un viaggio  alla scoperta.  

Dal racconto di Massimo Favilli, direttore soci e comunicazione di Unicoop Tirreno, il ritratto di una comunità che non si è arresa, di donne piegate a spaccare pietre per dare un futuro ai figli, l’importanza del sostegno a distanza, l’impegno della Cooperativa. Viaggio a Kampala, in Uganda, simbolo di un’Africa che non ti aspetti. 

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Emergency. 
Medici in prima fila  

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AVSI. 
Scuola di vita

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Movimento Shalom. 
Questo mondo è per te.

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Buona Coop a tutti.    

Perché sono ancora tante le case da costruire, i bambini da mandare a scuola senza allontanarli dalla terra e dalla famiglia d’origine, le persone da aiutare nei paesi poveri del mondo, quelle che hanno bisogno di cure nel nostro paese. Tante buone ragioni per donare i punti accumulati facendo la spesa ai progetti di solidarietà di Unicoop Tirreno Basta un gesto  

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